1 anno fa; fra 1 mese.

Strana equazione, a prima vista.

Ma oggi è il compleanno del mio papà, e un anno fa ad ora ero sicura sarebbe stato l’ultimo.
Facevo finta, con il naso da pagliaccio, che invece ce ne sarebbero stati ancora tanti, di compleanni da festeggiare.
Ma mi avevano appena detto che la vita non ci avrebbe regalato che altri 4 mesi di tempo, e la disperazione mi era entrata un po’ nel sangue.
Invece questa sera l’ho passata ad osservare quanto le mie mani siano uguali alle sue, e quanto al contrario i suoi polsi appoggiati alla tovaglia della pizzeria sembrino così grandi, più grandi dei miei. Ho ringraziato non so bene chi o cosa per l’opportunità in più, e ho sorriso dentro di me, come non facevo da molto.
Mi sono goduta quel momento, su in Valle, dove l’aria di sera d’estate è fresca e profumata di tigli, fiori ed erba appena tagliata. Tornando a casa ho lasciato che quell’aria entrasse leggera dal finestrino dell’auto, ad accarezzarmi piano la faccia. Anche Belva ne ha approfittato, seduta sul sedile vicino al mio ad annusare chissà quali odori con il naso arricciato.

Ancora una volta, una canzone è  saltata su a farmi compagnia. Non l’avevo mai sentita, mi è stata “regalata” da poco da qualcuno di molto speciale, ma credo che null’altro potesse suonare più adatto di così in quel momento.

La musica mi ha aiutato a guidare, anche se in realtà mi piace farlo ogni tanto. In qualche modo, se non infilata nel traffico della città, mi rilassa e mi fa stare bene. Mi sembra che i pensieri scivolino via veloci come l’asfalto sotto le ruote. Ed è tornando a casa al volante che mi si è presentata la seconda parte della mia equazione.
Ho fatto un rapido calcolo, e di colpo il pensiero mi si è infilato in testa un po’ come un chiodo.
Manca un mese. Un mese esatto al 27 di luglio. Che a molti non dirà altro se non l’avvicinarsi delle ferie, un altro fine settimana d’estate o l’arrivo della benedetta “fine del mese”  in attesa dello stipendio.
Per me invece vorrà dire molto. Forse anche troppo. Significherà saluti “difficili”, un cambio di vita abbastanza netto, nuove sfide. Porterà con sé giornate diverse, con altre persone, con meno confronti. Sicuramente, si porterà via 9 anni di esperienze importanti, nel bene e nel male.
Ho paura a pensare che cosa altro cambierà. Paura di ritrovarmi con dei vuoti troppo grandi da riempire. A suo modo, una “tastiera troppo grande da suonare”.

“Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c’entra la pazzia. È genio, quello. È geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto.”
A. B. – Novecento 

 

Ed è già San Giovanni.

E’ stata una nottata davvero faticosa quella di ieri.
Avevo bisogno di “calore” (non di caldo, quello ne avevo fin troppo…) e invece neanche Belva era in vena di collaborare.
Mi sono sentita “sola”, ho visto sogni preziosi sbriciolarsi un po’, minati a spallate da paure dense. Ho pianto sperando.

Fortunatamente la mattina arriva in fretta. La roba è già pronta dalla sera: pantaloni (che la pelle da vestire a giugno è un sogno….) stivali, giubbotto e casco tirati a lucido. Qualche carezza veloce a Belva, che non capisce bene, ma che un biscotto convince in fretta e poi di corsa a prendere Duchessa nella sua casa nuova, che sembra aver gradito parecchio visto che si accende al primo colpo.

Il mio compagno di viaggio mi aspetta nel paese giusto, ma nel posto sbagliato (ma dai?? succede mai…). Un paio di telefonate e Jimmy mi raggiunge con Lilith, bella rombante come sempre. L’unica giapponese che apprezzo…(e un giapponese poteva stare su un’altra moto??). Con orgoglio lui mi fa: “Guarda il mio RoadBook”, indicando il quadro.
Mi aspetto di scoprire  l’ultimo ritrovato della tecnica in materia di mappe stradali digitali, e invece vedo questo:

Benissimo. Cominciamo davvero bene.
Fortuna che la strada io la so. Partiamo alla volta di Montezemolo, con l’obiettivo di mangiare la mitica focaccia al prosciutto crudo per pranzo. L’asfalto è pulito, non fa troppo caldo e per strada vale anche la pena di fermarsi a fare un paio di foto. La luce che esce dai campi di girasoli e dal grano che matura mi apre un pochino il cuore, spingendo dentro un po’ di calma.

Le curve sono sempre quelle: Dogliani va via veloce, Sale Langhe, Murazzano e poi Montezemolo, con un paio di pattuglie della stradale che (sono sicura… non li ho visti in faccia ma sono sicura) al passaggio di Duchessa alzano il sopracciglio con disapprovazione massima del rumore (non che la nostra amica del Sol Levante sia molto più silenziosa, eh….)

Alla fine arriviamo, e con molta pazienza Jimmy mi da due dritte su cosa devo modificare della mia guida per buttarle giù meglio, queste curve. Tutte parole sacrosante, l’esperienza “fa”, e io cerco di farne tesoro. Fortunatamente la focaccia mi è concessa lo stesso e me la gusto in santa pace.
Non ci fermiamo molto, che Belva è a casa da sola e non mi va di lasciarla. Ci salutiamo a Moncalieri (e grazie Gianmarco. Davvero. Per la pazienza, la tua tranquillità, per come sei e anche per le foto qui sopra! 🙂 34 anni sono tanti da passare, ma chissà perchè a volte mi sembra ancora di essere all’asilo con la salopette rossa…prometto che non ti picchio!)

Belva mi accoglie saltellando pianin pianino. Non è arrabbiata.
Fuori la gente comincia a raggrupparsi per San Giovanni. Avrei voglia di vederli questi fuochi, li adoro. Ma non era così che me li ero immaginati. Mi sale un groppo in gola, pensando che già l’anno scorso erano stati “tristi”.
E davvero, questa volta non riesco a farmene una ragione.

Estate.

Dicono che la gente non si accorga se è estate o inverno quando è felice.
Bene. Domani è estate. E me ne sono accorta.

Ma a porre rimedio a questa equazione in lettere, dal risultato abbastanza semplice da trovare, posso aggiungere che me ne sono accorta all’ultimo. Ci ho pensato solo adesso.
Proprio questa sera che avrei voglia di non essere da sola, meno di altre volte. Sento il bisogno di addormentarmi lentamente appoggiata alle spalle di qualcuno, sul divano, crollando insieme per il sonno e la stanchezza, sicuri di ritrovarsi il giorno dopo ancora vicini.

Il tempo sta passando così in fretta, che mi fa quasi paura. I giorni corrono, e mi accorgo di veder arrivare le vacanze come un miraggio lontano. Bellissimo e orrendo. Non so cosa darei per potermi fermare e avere per tre giorni, non di più, proprio nulla da fare. Dormire. Spegnere finalmente la testa.
Ma contemporaneamente, vorrei non arrivasse mai quel momento. Non so come gestirlo. Come vederlo. Cosa mi lascerà.

Niente. Davvero solo un po’ di tenerezza fermerebbe la testa questa sera. Un po’ come questa…

Dentro di me, in silenzio prima di chiudere gli occhi questa notte, augurerò a tutte le persone che mi sono vicine, una splendida estate. Spero porti a tutti loro la serenità di notti lievi in cui addormentarsi con il rumore dei grilli, e il vigore di quella che da bambini era la stagione più attesa, fatta di giorni finalmente liberi da obblighi e doveri.
Ecco… questo mi piacerebbe provare ancora… la sensazione dell’estate per un bambino. Gioia e libertà pura. Le dita appiccicose di ghiacciolo, le ginocchia sporche di polvere e sudore, il profumo buono, perchè sentito poco, dei libri per i compiti. E poi l’attesa della notte prima di partire per le vacanze con mamma e papà, l’odore forte della tenda da campeggio appena montata, e finalmente l’avventura di addormentarsi nel sacco a pelo.

Queste sensazioni auguro a tutti. La realizzazione di ogni sogno, la gioia di ritrovare il sorriso, alla fine. Il tempo di riposare.

Un meraviglioso volo con Peter Pan

Un bellissimo sogno… come non ne vivevo da tanto, troppo tempo. Un volo nell’Isola che non C’è cominciato giovedì sera…
Uno squarcio di felicità, arrivato di sorpresa, che avrei voluto non avesse fine. Che vorrei tornasse per restare. Più bello del più bello dei sogni. 

“Campanellino, perché non riesco a volare?”
“Peter Pan, per volare hai bisogno di ritrovare i tuoi pensieri felici”.
[James Matthew Barrie, Le avventure di Peter Pan]

E Pan è troppo speciale per non ritrovarli, quei pensieri….

Tao

…ovvero di come, a volte, per fortuna, il lieto fine esista.

Avevo pianto, l’anno scorso, leggendo di questo piccolo essere. Avevo pianto di dolore, di rabbia, di frustrazione e di ingiustizia. Perchè non capivo, e tutt’ora non capisco, come si possa essere così fottutamente ed irrimediabilmente bastardi.

E ora che la mia piccola Belva non sta bene, e me la sento ancora più vicina, ripensare a quelle immagini mi fa stare se possibile peggio.

Poi mi è capitato questo servizio, questa sera. E piano mi si è aperto un sorriso.

La vita ti ha graziato, Tao. Che tu possa correre felice per i prati per tanti anni ancora. Una carezza sulla testolona.