Hungry Eyes

Ohssì! Proprio così…. Oggi è stata una luuuuuunga giornata. Lavoro a mille all’ora. Un po’ di pensieri da mettere in fila, e il pezzetto che si son presi ieri che comincia a farsi sentire, anche se non c’è più. Quando son così stanca, perdo vent’anni e regredisco a diciassettenne necessitante di sogni e un po’ di coccole. Ed ecco che saltano fuori le cose più “zuccherose”…

Questo qui l’ho visto 12 volte. E non è un numero buttato a caso.

– Perchè lui era stupendo. E ballava da Dio pur rimanendo un “maschio”, uomo dei sogni di 3/4 di universo femminile.
– Perche alla fine lei pareva un po’ sfigatina, e guarda chi riusciva a tenersi vicino essendo sé stessa, per di più.
– Perchè tutti e due, a ballare insieme, facevano sognare.
– Perchè, anche questa, a modo suo era una bella favola.

E questo era uno dei pezzi del nastro del VHS (sì, lo guardavo su VHS…e allora??) più consumato.

 

Send me an angel

…non me lo voglio mettere in testa, ma è inutile: quando sono così stanca come questa sera, così “così” come sono in questo momento, non dovrei ascoltare certe canzoni. E invece persevero. Insisto, la peggiore aguzzina di me stessa. Ma questa mi è capitata nelle orecchie l’altro giorno, non richiesta come d’abitudine, e ora si è fatta “risentire”, come a voler essere presa in considerazione!

La “appiccico” qui questa sera, come su una specie di taccuino dei desideri, che un angelo ci vorrebbe davvero, per farmi addormentare tranquilla accarezzandomi piano la testa e coprendomi con una delle sue ali calde. Per aiutarmi a trovare un po’ di risposte ad altrettante domande che a volte urlano un po’ troppo…

“The wise man said just raise your hand
And reach out for the spell
Find the door to the promised land
Just believe in yourself
Hear this voice from deep inside
It’s the call of your heart
Close your eyes and you will find
The way out of the dark”.

Whitesnake o non Whitesnake?

Come dicevo qualche tempo fa, ci sono ricordi che ti saltano in mente all’improvviso, e proprio non ci puoi fare nulla. Fino a che non li riconduci a qualcosa di sensato, non se ne vanno. E’ come se fossero piccoli spiriti che cercano la pace, e se non gli fai trovare la strada di casa, continuano a girarti intorno.

Credo potrebbero, per “pacificare” questo spiritello, essermi d’aiuto i ragazzi di Soloframmenti, ma chiunque possa suggerire è il benvenuto! 🙂

Qualche anno fa (ben più di qualche… circa 18, santamadonna…) ho lavorato come stagionale in un albergo di Bardonecchia, che non citeremo per decenza…(e per quanto segue nel post…).
“Crew” formato da ragazzi tutti più o meno della mia età, allora, che arrivavano da un po’ tutta Italia. Per quell’estate avevo accettato il ruolo di cameriera di sala, che portavo avanti con diligenza, con il tubino nero sempre ben stirato, e la giacca bianca a pranzo, e rossa a cena, come si confà a tutti gli alberghi 4 stelle che si rispettino. Non era il mio mestiere, quello, ma è stato quello di mio padre, e lo portavo avanti quasi con orgoglio.

Tra i ragazzi con cui lavoravo, c’era in cucina un tal Franco, forse un paio d’anni più di me, con un senso dell’umorismo spiccato come la curva delle sue gambe, e soprattutto una pazienza infinita, che gli ha permesso di sopportare gli insulti dello chef di turno di quell’estate.
Spirito Natale (e giuro che non è un soprannome) era il terrore di tutti gli chef de rang che gli giravano intorno. Franco era uno di quelli, addetto ai primi, e se non fosse stato paziente, ma soprattutto veloce, non sarebbe stato in grado di reggere e schivare i mestoli di minestra bollente che cominciavano a volare in cucina già alle 10 di mattino (e anche in questo caso, garantisco, non si sta scherzando…). Non piaceva Franco, allo chef, forse perchè sincero, troppo, o non abbastanza bravo a nascondere il disprezzo per un “capo” non proprio simpatico.
C’era poi Pia (che è il cognome…), altro chef de rang che era però per qualche motivo entrato nelle grazie di Spirito Natale, un lungagnone di Genova che però, in un hotel dove il personale mangiava assai poco, riusciva sempre a “Portare fuori” qualche vassoio di insalata russa… Ed è rimasto nella storia di chi ha lavorato con me l’urlo che a partire dalle 10.30 si poteva sentire tutte le mattina da una parte all’altra del ristorante (attenzione… cominciavamo il servizio alle 9.30…): “PIA!!! SIAMO IN MERDA!!!!” (che per chi non ha mai lavorato in un ristorante, sta a significare che la cucina è completamente in palla, e non riesce a buttare fuori le richieste che arrivano dalla sala….capita, ma solitamente con il ristorante pieno, e verso le 13,30, la domenica di Pasqua con 150 persone non prenotate!!!). Spirito Natale era un po’ inquieto, l’avrete capito. E si sfogava così.
Vabbeh… Dormivamo, noi ragazze, in un’ex-discoteca trasformata in dormitorio, con i bagni in comune, le docce gelate, e lo spazio vitale ridotto al minimo, in stanze minuscole divise da muri di compensato che stavano in piedi per miracolo. E nonostante l’estate, faceva un freddo porco. Finito il servizio, i ragazzi, dislocati invece in uno scantinato dell’albergo (androceo se possibile anche peggiore del gineceo, per condizioni e pulizia…), venivano a trovarci, bevevamo qualcosa o uscivamo, per poi cadere riversi stanchi morti sul letto ad aspettare la giornata successiva. Vita da stagionali, si sa, ma a modo suo è anche divertente.

Ed è qui che appunto con Franco abbiamo cominciato a chiacchierare di cose varie, idee, pensieri, insulti a Spirito Natale e anche musica. Era abbastanza “metal” il ragazzo, e io che non ne sapevo molto, lo ascoltavo incuriosita. Era fissato con le ballate, in particolare. Io all’epoca ascoltavo sempre e solo Queen, per inciso…
La stagione a Bardonecchia è finita, ci siamo salutati tutti (con un po’ di tristezza, come capita sempre, ma anche con il sollievo di tornare a dormire in un letto decente, e non dover più stirare le giacchine per il servizio a 10 minuti prima dell’inizio…), ma Franco prima di partire mi ha promesso di farmi avere prima o poi un “assaggio” della sua musica, quella che mi ha raccontato per un’estate.
Non l’ho più sentito per un po’ (abitava ad una trentina di km da me…), ma un pomeriggio me lo sono trovato davanti a casa, con una cassetta in mano (presente? quelle che quando usciva il nastro riorganizzavi le gerarchie celesti, ci infilavi una bic dentro e cominciavi a girare…). Fatta apposta per me. L’aveva intitolata “When love speaks metal” e ci aveva messo un sacco di quelle ballate di cui tanto mi aveva parlato, le sue preferite. Di cui mi sono innamorata subito.

Mi ha tenuto compagnia per anni quel nastro, fino a quando, chissà come e dove, è sparito. Lo portavo nello zaino di scuola, e la copertina era ormai scolorita, aveva preso pioggia, i titoli erano un po’ “sciolti”.
Tra Scorpions e Skid Row avevano trovato posto un paio di canzoni degli Whitesnake. Almeno così pensavo. Ed è qui che il ricordo scappa. Una di queste era “Now you’re gone”.
L’altra era “Lost without your love”. Che adoravo, che ho ascoltato un milione di volte, parecchio struggente (e se no che ballata metal sarebbe…), ma bellissima.
Ma… non la trovo più. Mr Google non mi aiuta, Mr Youtube tanto meno e neppure Mr Grooveshark si è reso utile questa volta. Temo di avere i ricordi un po’ confusi e forse i Whitesnake non c’entrano nulla.
E non so cosa darei per averla adesso, e riascoltarla un po’ di volte. Come 18 anni fa o giù di lì….

Km di vita

Quanti km si possono percorrere in 34 anni?

Sia io che Jimmy ne abbiamo fatti tanti. Li abbiamo quasi cominciati insieme, 34 anni fa, poi ognuno è andato per la propria strada. E su quelle strade ne abbiamo percorsi molti, sia io che lui. Abbiamo macinato gioie, dolori, entusiasmo, noia, passioni, amori e delusioni. E poi ci siamo ritrovati. Grazie a Duchessa. E’ sempre bello ritrovare un amico che viene da lontano nel tempo. E, grazie Jimmy, per aver “legato” un po’ il bolide oggi per me e la piccola, ancora inesperte…

Ancora un paio di bellissime giornate trascorse in giro a macinare km, e a fare un po’ di esperienza, questa volta da sola…meglio… sole, io e Duky. Due giornate di sole spettacolare, non si potevano lasciare andare (e un dolce pensiero a chi ha dovuto lasciar perdere per coniugare verbi al congiuntivo…presente – (shake).
Un centinaio di km al giorno, per voler sempre più bene alla piccola, e per trovare la forza di uscire da sola, senza “appoggi”. Tutto bene, e la soddisfazione aumenta. Io, che ho sempre detestato stare da sola, perchè la condivisione è la cosa più bella che ci sia, ho scoperto che esiste anche il piacere di andare a spasso solo con lei, che si lascia guidare non importa dove.

L’unica cosa che proprio non riesco a cancellare è la necessità imperante di un abbraccio. Di un abbraccio speciale, ben conosciuto, morbido e “totale”. Quasi su misura. Lungo, che non considera il tempo che passa, che restituisce serenità, vissuto fino in fondo. Quello manca. Dentro.
Una domenica sera un po’ “così”questa. Lasciamola succedere.

 

…ebbene sì!

…è un film da ragazzine! Vero.

E io sono una “ragazzina”! Lo sento!
Facciamola breve… sono almeno 2 settimane che mi è ritornata la voglia di rivedere “Le ragazze del Coyote Ugly”. Che non è un filmone da premio Oscar, lo ammetto, ma mette allegria, fa sognare un po’, ti illude che a volte le cose belle succedono e ha una colonna sonora niente male (…che Need You Tonight degli INXS fa sempre il suo effetto….)

In definitiva,  lo guarderò presto. Magari questa sera stessa. Duchessa chiede un po’ di riposo, dopo il giro di ieri sera; io forse pure… Anche se…. vediamo!

Intanto lascio questo…. Mi aiuta un po’.

What I’ve felt, what I’ve known….

Presente quando in una perfetta tremenda giornata vi capita tra le mani la canzone adatta? Ecco. A me è successo oggi.  Su 64 Gb di musica che poteva passarmi tra le mani è arrivata lei, in un momento di dolore, forte e cattivo, ed è saltata su. E quando è così tocca arrendersi, ascoltare e piangere.

Ve la regalo.

 

“What I’ve felt
What I’ve known
Never shined through in what I’ve shown
Never be
Never see
Won’t see what might have been…”