Innamoratevi…

…io sono così. E’ di questo che ho bisogno. E lo vorrei regalare a tutti….

 

Dilapidate la gioia!! Innamoratevi!!
Sperperate l’allegria, siate tristi e taciturni con esuberanza
fate soffiare in faccia alla gente la felicità….
INNAMORATEVI!!
Questo è quello che dovete fare: per trasmettere la felicità bisogna essere felici , e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici, per essere felici dovete patire, stare male soffrire non abbiate paura di soffrire , tutto il mondo soffre.
E se non avete i mezzi non vi preoccupate tanto per fare poesia una sola cosa vi serve …tutto..

Innamoratevi!! Se non vi innamorate è tutto morto
Vi dovete innamorare che diventa tutto vivo, si muove tutto..
Dilapidate la gioia!!

Oceano Mare

…che rimane sempre e comunque un capolavoro…per me, almeno.
E’ tardi, molto tardi… A nanna, Belva.
Domani sarà una “buona” giornata, vero? :O)

 

– Dove ce li ha, gli occhi, il mare? – … – Perché ce l’ha, vero? – Sì. – E dove cavolo sono? – Le navi. – Le navi cosa? – Le navi sono gli occhi del mare.

Rimane di stucco, Bartleboom. Questa non gli era proprio venuta in mente.
– Ma ce n’è a centinaia di navi… – Ha centinaia di occhi, lui. Non vorrete mica che se la sbrighi con due.
Effettivamente. Con tutto il lavoro che ha. E grande com’è. C’è del buon senso, in tutto quello.
– Sì, ma allora, scusa… – Mmmmh. – E i naufraghi? Le tempeste, i tifoni, tutte quelle cose lì… Perché mai dovrebbe ingoiarsi quelle navi, se sono i suoi occhi?
Ha l’aria perfino un po’ spazientita, Dood, quando si gira verso Bartleboom e dice
– Ma voi… voi non li chiudete mai gli occhi?
Cristo. Ha una risposta per tutto, quel bambino.

***

“Già che era lì, per aria, decise di provare a volare.”

***

“Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.”

Oggi

E’ una giornata speciale. Mi piace. Me la sento bene addosso.

E questa proprio ci sta…

Scelgo di vivere per scelta, e non per caso.
Scelgo di fare dei cambiamenti, anzichè avere delle scuse.
Scelgo di essere motivato, non manipolato.
Scelgo di essere utile, non usato.
Scelgo l’autostima, non l’autocommiserazione.
Scelgo di eccellere, non di competere.
Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l’opinione casuale della gente.
(Eileen Caddy)

 

 

Cose così, anche un po’ tenere…

…che aiutano. Una specie di abbraccio caldo.

La prima l’ho incontrata davvero tanti, troppi anni fa… me ne sono innamorata e ne ho tenuto un ritaglio in un po’ tutti i libri di scuola. L’ho ritrovata questa sera:

 

Eppoi, ancora lui…il piccolo Piccettino. Ma che tenerezza mi fa…

Cose da “piccoli”. Tenere. Da stringere al cuore.

26900 – 27364

…il conto è presto fatto. 464. Km. Fatti oggi.
Questa mattina è cominciata con i miei occhi messi proprio male. Sembrava che qualcuno durante la notte mi avesse gonfiato le palpebre come due piccoli palloncini rossi. Peggio del solito. Fantastico…
E dire che avevo mezza idea di andare a Vernante in moto e fare un po’ di scatti ai murales di Pinocchio, approfittando dell’assenza di Belva.

Dopo colazione la situazione non è migliorata, mentre la necessità di “non pensare” si fa sentire sempre di più. Al diavolo gli occhi….  Esco lo stesso. Infilo la macchina foto nello zaino, mi preparo e corro a prendere Duchessa. La strada fino a Vernante è abbastanza noiosa, soprattutto se fatta in solitaria. A destinazione ci arrivo in un’oretta e qualcosa. Troppo presto per fermare la moto, così decido di scendere verso XXmiglia, dal Colle di Tenda. Le foto le farò al ritorno, con la luce più bassa del pomeriggio. Mi fermo però a prendere un caffè e scambio due parole con due “amici di moto”.
Io: “Com’è la strada da qui? Ci sono tanti tornanti?”
Loro: “No. E’ bella. Tornanti non ce ne sono, se non un paio dopo il tunnel, ma niente di che.”
Ok, si può fare. Riparto e dopo qualche km mi viene il dubbio di averli sognati, quei due. La strada si snoda in mezzo ai boschi  per un po’ e poi cominciano i cartelli: tornante 1, tornante 2, tornante 3…. Emmenomale! Arriviamo fino al tornante 8 e in salita riesco a farli senza troppi problemi. Tunnel davvero brutto, quello del Tenda, e poi si esce, trovando tempo anche brutto. Ed eccoli i tornanti dei miei “amici”: sono 3 o 4, davvero stretti, in discesa e per di più con una delle due corsie ingombra dalle auto che stanno aspettando di entrare nel traforo. Io e Duchessa ci facciamo forza e li passiamo, ma davvero a fatica. Queste cose non ci piacciono ancora così tanto. Ci facciamo passare la paura sulla strada, anche bella, che rimane per scendere su XXmiglia.

Mangiando un piatto di pasta a bordo spiaggia (ci voleva, un piccolo vizio… sarà l’unica cosa che butterò nello stomaco di oggi…) cerco di trovare una strada alternativa a quella appena fatta. Non me la sento di tornare su: scendendo si stava mettendo al brutto, e davvero non mi va di affrontare quei tornanti magari bagnati. Non ancora. Non devo nulla a nessuno e sono sola.
L’idea che esce è un po’ “suicida”, ma d’altronde non ho nulla da fare e purtroppo nessuno che mi aspetta. E tra l’altro era una cosa che chiedevo sempre, quando ero solo un passeggero, e non mi veniva mai concessa… (ancora questa parola….) Ventimiglia – Savona sull’Aurelia.
Perchè no? Sono una valanga di km (115, di statale…), ma mi ha sempre fatto impazzire fare quella strada gustando l’aria calda e profumata di salino, piante di fico e pini marittimi. E infatti l’esperienza non mi delude. Il neo sono i “centri abitati”, ma vale la pena (per me, ovvio…) sacrificarsi un po’, anche perchè 3 o 4  curve tra Imperia e Diano me le godo proprio. Il profumo è quello, il traffico è scarso e sono contenta della scelta. Riesco anche a sbirciare il mare ogni tanto, e non invidio affatto tutta quella gente pigiata sulle spiagge.

Arrivo a Pietra Ligure e la sosta è d’obbligo: comincia a girarmi la testa per il caldo e la stanchezza. Un caffè shakerato e riparto salendo da Savona verso le Langhe, attraverso il Cadibona. Non mi fermo più, a quel punto. Le curve scorrono proprio bene, sono soddisfatta di me (e ascoltali i consigli, ogni tanto vah….) ma verso Bra la stanchezza comincia a farsi sentire davvero. Non vedo l’ora di arrivare a casa adesso, e so che sono i momenti più pericolosi, in cui si rischiano gli errori più stupidi. Dalle 17,30 circa non scendo più dalla sella di Duchessa, e fermo la piccola in garage verso le 20 e 30. Sono stanchissima, e buttando l’occhio al contachilometri capisco il perchè… sono 464 le lunghezze di differenza rispetto a questa mattina.

Mi trascino fino a casa, con la mano destra che formicola, piena di bolle (mi sa che i guanti non vanno così bene….) e i crampi alle gambe. Ma l’ho fatto, ed è andato tutto bene. Ritrovo Belva che nel frattempo è stata “posata” a casa e sono così a pezzi che non ho voglia di preparare nulla per cena.
Mi accorgo però che, effettivamente, per il tempo in cui sono stata in moto, mi sono sentita “un po’ meno sola”. Meglio, con un senso, una sorta di obiettivo. Capisco che possa essere una magra consolazione. Duchessa ora è a nanna in garage; domani è lì dietro l’angolo, e si ricomincia tutto da capo.

Piccoli lampi di luce

E’ mezzanotte passata ormai, e io e Duchessa siamo rientrate da pochissimo.
Ci sentiamo un po’ più grandi, adesso, e ci siamo permesse di fare tardi insieme, complice l’assenza di Belva.

Oggi le sante mani di Marco hanno finito di sistemare i “danni” fatti alla piccola qualche settimana fa: 5 minuti e la leva del freno è nuova di zecca.
“C’è un raduno al Passel questa sera. Conto di vederti su!” mi dice Marco con il suo solito sorriso.
“Non so… a saperlo prima mi organizzavo per dormire su…”
“Dai, ti aspetto per bere una birra!”
“Non ti prometto, ma giuro che ci penso”.
Lo saluto, e riprendo la via, pensando davvero che sarebbe bello andare su con Duky. L’aria è fresca, la buona compagnia non mancherebbe ma non conosco bene la strada, e di scendere al buio tra curve di montagna non me la sento.

La sorpresa invece la faccio a mia madre, portandole su altri 3 ospiti oltre me per cena. Ma sembra felice di essere in compagnia, e la serata scorre tranquilla.
E’ ancora chiaro quando faccio cenno di partire. Lei mi appoggia la mano sulla spalla e mi dice “Te ne vai di già? Tra poco arrivano le lucciole…” Sa dove andare a parare, la mamma…

E allora proprio non me la sento di partire senza vederle. Tra le chiacchiere, aspettiamo insieme sul balcone che faccia un po’ più buio, e come per magia, alla spicciolata, le lucciole arrivano davvero, come se si fossero date appuntamento per qualche importantissimo raduno. Scendo le scale di corsa, e mi tuffo in mezzo a quei piccoli lampi di luce, cercando di rubare il segreto della loro magia.
Come ogni volta mi sembra di vivere in una specie di fiaba incantata, a ritrovarmi lì in mezzo a quegli esserini luminosi.
Vorrei avere accanto qualcuno di speciale in questo momento, per fargli provare quell’emozione. Per fargli sentire un po’ di quella felicità semplice e “buona”, che credo non abbia mai incontrato. Non sotto questa forma. E’ un sogno, il mio, di poter guardare una volta almeno, insieme, questa magia.

Invece mi accompagna una piccola creatura venuta da lontano, che non ha mai visto neanche una volta una lucciola. Che non sa come sia fatta, cosa mangi e come “funzioni”. E che ha paura di avvicinare la mano…lo fa con timore, ritirandola subito  di corsa per evitare di “bruciarsi” con la luce dei piccoli insetti. Piccolo Mikola… non ci sono le lucciole nel suo paese; fa troppo freddo. Con tutto l’impegno possibile, riusciamo anche a fotografarne un paio con il telefono. La sua soddisfazione la puoi quasi toccare… Tientele nel cuore, cucciolo, queste meraviglie. Ti aiuteranno con la loro lucina, nei momenti più bui.