Compleanni

A me il mio piace particolarmente, ormai si sa.
E’ un giorno “mio”, dedicato a me, speciale.
Ammetto che non per tutti debba essere valido. Ecco perchè non è stato facile convincere mia madre del fatto che il suo sarebbe stata una buona occasione per stare insieme.
Ma quando io e mia sorella ci mettiamo in testa qualcosa, è difficile che qualcuno ci fermi. Anche questa volta ha funzionato, ed è così che ci siamo trovati in 7 ieri sera intorno ad un tavolo, davanti ad una grigliata di tutto rispetto (questa nella foto è solo la tornata delle costine e delle verdure. Sono poi arrivati il pollo, la salsiccia e il pesce… non male per una ex-vegetariana….), condita da chianti e un sacco di risate, godute al fresco in campagna.

Anche la torta era speciale, soprattutto dopo il rimaneggiamento del piccolo Mikola sulle cifre di cioccolato…. (non che mia madre non fosse contenta, per carità!!!) Auguri mamma, con tutto il mio cuore.

E’ stata una bella serata, che mi ha anche regalato nuovamente un tappeto di lucciole tutto intorno alla casa. Mi ci sono di nuovo tuffata, come l’altra volta, ma con un po’ di nostalgia in più. Fra qualche settimana se ne andranno, e il mio sogno di inseguirle in compagnia temo non si realizzerà presto. Io e Belva siamo tornate a casa con tutte quelle lucine negli occhi, forse un po’ velati dalla voglia di essere finalmente felici.

Ma pare che di ricorrenza ce ne sia stata anche un’altra…
Buon compleanno Samurai. Io e Duchessa ti rendiamo onore, sognando di avere presto la possibilità di fare almeno qualche altro km insieme. Una carezza sui capelli sciolti, e un FRRRRRRRRR…… di emozione. 😉

 

1 anno fa; fra 1 mese.

Strana equazione, a prima vista.

Ma oggi è il compleanno del mio papà, e un anno fa ad ora ero sicura sarebbe stato l’ultimo.
Facevo finta, con il naso da pagliaccio, che invece ce ne sarebbero stati ancora tanti, di compleanni da festeggiare.
Ma mi avevano appena detto che la vita non ci avrebbe regalato che altri 4 mesi di tempo, e la disperazione mi era entrata un po’ nel sangue.
Invece questa sera l’ho passata ad osservare quanto le mie mani siano uguali alle sue, e quanto al contrario i suoi polsi appoggiati alla tovaglia della pizzeria sembrino così grandi, più grandi dei miei. Ho ringraziato non so bene chi o cosa per l’opportunità in più, e ho sorriso dentro di me, come non facevo da molto.
Mi sono goduta quel momento, su in Valle, dove l’aria di sera d’estate è fresca e profumata di tigli, fiori ed erba appena tagliata. Tornando a casa ho lasciato che quell’aria entrasse leggera dal finestrino dell’auto, ad accarezzarmi piano la faccia. Anche Belva ne ha approfittato, seduta sul sedile vicino al mio ad annusare chissà quali odori con il naso arricciato.

Ancora una volta, una canzone è  saltata su a farmi compagnia. Non l’avevo mai sentita, mi è stata “regalata” da poco da qualcuno di molto speciale, ma credo che null’altro potesse suonare più adatto di così in quel momento.

La musica mi ha aiutato a guidare, anche se in realtà mi piace farlo ogni tanto. In qualche modo, se non infilata nel traffico della città, mi rilassa e mi fa stare bene. Mi sembra che i pensieri scivolino via veloci come l’asfalto sotto le ruote. Ed è tornando a casa al volante che mi si è presentata la seconda parte della mia equazione.
Ho fatto un rapido calcolo, e di colpo il pensiero mi si è infilato in testa un po’ come un chiodo.
Manca un mese. Un mese esatto al 27 di luglio. Che a molti non dirà altro se non l’avvicinarsi delle ferie, un altro fine settimana d’estate o l’arrivo della benedetta “fine del mese”  in attesa dello stipendio.
Per me invece vorrà dire molto. Forse anche troppo. Significherà saluti “difficili”, un cambio di vita abbastanza netto, nuove sfide. Porterà con sé giornate diverse, con altre persone, con meno confronti. Sicuramente, si porterà via 9 anni di esperienze importanti, nel bene e nel male.
Ho paura a pensare che cosa altro cambierà. Paura di ritrovarmi con dei vuoti troppo grandi da riempire. A suo modo, una “tastiera troppo grande da suonare”.

“Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c’entra la pazzia. È genio, quello. È geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto.”
A. B. – Novecento 

 

37

Domani sono 37.

Quanta vita mi è passata sulla pelle in questo anno che si chiude. Decisioni prese e subite, sogni realizzati ed esplosi, costanti pochissime, progetti molti.

Mi chiedo da sempre cosa vorrebbe dire se per qualche strana alchimia fosse possibile raccogliere tutte le sensazioni di una vita in un momento solo. Cosa si proverebbe a sentirsi esplodere dentro questa enorme sfera di dolori e gioie. Credo sarebbe impossibile sopravviverle. Troppo forte, l’emozione. Troppo denso il magma che potrebbe investire un misero essere umano alle prese con qualcosa di così smisurato.

Io che vivo con la musica, non riesco a trovare una colonna sonora per questa sera. Non ne ho voglia.
A ben pensare, potrebbe essere il respiro di una creatura che dorme finalmente serena. Un suono che vorrei sentire accanto a me.