Il bagno di Belva

Dopo la giornata di “saldi” di ieri (grazie Sara…mai fatto uno shopping così bello…), e la serata tra star più o meno famose, un po’ di relax a dimensione umana ci voleva.

E’ tanto che non vedo i nonni, quindi mi concedo di svegliarmi senza l’odioso telefono, carico Belva e con la vecchia Abe andiamo su, con un preavviso di circa 20 minuti.
Zero problemi. Nonna, ad 85 anni, è la più rapida event planner che io conosca, e mi fa trovare il risotto alle fragole, che sa che adoro. “Ne ho raccolti 23 kg, di fragole dal mio orto, sai?” L’orgoglio sprizza da tutti i pori. A ragion veduta.
Mangiamo, e con piacere ritrovo i “miei nonni”, quelli soliti, con il sorriso e l’ironia vera, nonostante l’età, gli acciacchi e la vita mica facile vissuta con dignità.
Belva staziona sotto il tavolo aspettando che qualcosa caschi, e ogni tot litiga con la tenda della cucina, cercando di uscire sulla terrazza, ma avvoltolandocisi dentro ogni singola volta.

Dopo pranzo io e la nonna ci sediamo sul dondolo (che ha visto circa 30 anni di svariati nipoti saltellarci sopra, addormentarsi, rifugiarcisi imbronciati…sempre lui, sempre lo stesso, con tutta la pazienza di molle ormai consumate dal tempo…) per chiacchierare un po’ di noi. Con lei ci parlo bene, è facile condividere nonostante la differenza d’età. E mi dice cose sacrosante, grandi verità che ha costruito nei 50 anni che passano da me a lei,  regole che la vita le ha insegnato a viva forza e che aprono davvero il cuore.

Ci riposiamo, e dopo un po’, guardando Belva che sonnecchia ai nostri piedi, mi salta un’idea in testa. “Nonna, hai un asciugamano e un po’ di shampoo?” “Sì. Cosa vuoi fare?” “Sai, è tanto che non lavo il cane, e lì nel cortile c’è la pompa pronta…”
Detto, fatto. Le si accende la luce un po’ folle negli occhi, la stessa che la faceva correre da ragazzina in bici senza freni giù per le discese. “Vai, vai! All’inizio è anche calda, l’acqua… Il sole riscalda i tubi!”

Ecco… Belva non condivide il nostro entusiasmo, e in qualche strano modo capisce che si sta parlando di lei. Quatta quatta corre a nascondersi dietro la carriola, ma siamo inesorabili. Mia nonna toglie anche lei le ciabatte, e mi aiuta ad insaponare il cane (che è assolutamente ed apparentemente rassegnato…) e a sciacquarlo. L’operazione dura davvero poco, e non appena ci voltiamo per prendere il telo per asciugarla, la bestia, per vendetta, pensa bene di svicolare, e di fiondarsi in casa grondante d’acqua. Le scene da qui in poi avrebbero fatto impallidire Ridolini. Belva che si scuote e corre in casa scivolando sul pavimento con le zampe bagnate. Io, scalza, che corro dietro al cane e mia nonna, scalza pure lei, che non sa bene se piangere pensando al lago in casa, o se ridere per la situazione, e che mi insegue con il telo per catturare la fuggitiva. La fuga dura poco. L’essere belluino viene ricatturato e riportato a più miti consigli, imprigionato dal telo asciutto.

Ritorna la calma  e ne approfitto per fare un paio di scatti, ed immortalare il momento: l’umiliazione, la ripicca, lo scoramento della piccola Belva!


Un caffè veloce, per far compagnia al nonno che si rialza dal riposino (credo abbiamo fatto un po’ di “bordello” io e la nonna dietro a Belva…) e si ritorna a casa, con un animale incredibilmente profumato a fianco.

Poso Belva e prendo Duchessa. Ho voglia di guidare un po’, e l’occasione è un aperitivo veloce (si fa per dire… a 60 km di distanza…) con Jimmy (grazie per esserci sempre e sempre… con il cuore…) ed alcuni amici ritrovati dopo…ehm… dopo… bah, saranno 15 anni! Faticano a riconoscermi, ma stiamo bene per il poco tempo in cui chiacchieriamo.
Rientro a casa, con calma, respirando l’aria che si è fatta un po’ più fresca.
Dovrei stirare (sì…certo….) ma credo che domani sarà tutto più semplice. Forse…  😉

Enne

N come Non era cosa di stare a casa questa mattina. La mezza promessa di andare a trovare Belva in vacanza in montagna la trasformiamo in realtà, dopo la nottata un po’ grigia appena trascorsa. Io e Duchessa in solitaria questa volta fino a Bardonecchia. Quasi nessuno per strada, eccezion fatta per qualche “amico di ruota” e un paio di curve che, forse anche grazie al giro di ieri, mi sembrano “divertenti”. Il tempo di mettere la moto in garage e comincia a diluviare. Fantastico.

N come Niente più che un temporale di montagna, che ci permette dopo pranzo di andare a fare una gita fino a Nevache, che è un posto meraviglioso, dove tante volte sono stata ma in cui torno quando sento di aver bisogno di coccole. Un paesino stupendo piccolo e rilassante poco dopo il confine francese. Vorrò andare lì, quando sarà ora di fermare i motori, a trascorrere la giornata leggendo e guardando le nuvole cariche come panna montata, coltivando un sacco di fiori e  ammirando la porta quattrocentesca della piccola chiesetta in pietra, con le sue figurine, un po’ consumate ormai, ma ancora così cariche di fascino. Non riesco a non pensare a quanta gente hanno visto passare quelle testoline di legno, quanta vita, quanti sorrisi e quante lacrime. Il tempo di un thé e di una meravigliosa “fasseille avec myrtilles” che ho gustato davvero fino in fondo (…ah, questi francesi…), e via per due passi con Belva, che corre in mezzo ai prati felice di essere all’aria aperta. Si sfoga povera piccola, annusando tutti gli odori del mondo che il suo spazio quotidiano non le regala, e fermandosi a puntare come un cane serio (…lei ci crede…) un gregge di pecore che pascola beato nel recinto.

N come Narcisi selvatici. Un prato intero, stupendo. Ed è raro vederne così tanti insieme. Mi hanno regalato un po’ di serenità, con il loro profumo.

N come Nonni, dove mi sono fermata al ritorno. La deviazione è davvero breve, e mi mancano tanto. In cambio della visita, una coppa di gelato alle fragole “home made”, con il gusto in più di essere fatto con le fragolette coltivate dalla nonna essa medesima! Aveva un orgoglio negli occhi… potevo non assaggiarlo, questo ben di Dio?

N come Non poteva lasciarmi in pace la pioggia, vero? Appena entrata in Torino, ecco il solito temporale che mi aspetta. L’avrei evitato davvero volentieri…

…e infine N come Non avrei voluto finire così il week-end. E’ andato pressochè tutto bene fino a qui. E invece l’asfalto viscido ci ha tratte in inganno, a me e Duky. L’abbiamo visto davvero troppo da vicino, dopo una curva andata male. La piccola si è ferita, questa volta. Io me ne accorgerò domani. Mi dispiace Duky, non volevo. Prometto che domani stesso ti porto a riparare. Tornerai come nuova.

N come Ne sono sicura.