…trasloco…

…già. Si cambia.

Sto cercando di spostare gli appunti di Trilly su un altro “quaderno”. Più colorato, più flessibile (…non me ne voglia il signor WordPress), meno “a pagamento”.
Per ora ci stiamo lavorando, ma un nuovo indirizzo arriverà presto. Spero di non perdere nessuno per strada.
Belva approva, anche se povera, sta nuovamente poco bene e non potrà aiutarmi a spostare scatoloni.
Si accuccia vicino a me, sul pavimento fresco, a distendere la sua povera schiena e a rinfrescare il pancino.
Siamo uscite prima, io e lei, per la solita passeggiata “pipìpopò”, e faceva la fatica improba che fa ogni volta che sta male.
Posso fare proprio poco per lei, se non carezzarle la testa ogni tanto, per farla sentire coccolata. E mi viene da piangere a vederla soffrire così.

Giornata impegnativa, questa, passata a tenere a bada circa 18.000 casini di lavoro (e non è una cifra a caso…) e soci variamente (e anche giustamente, ci manca…) preoccupati. Credo che presto di trasloco più importante ce ne sarà un altro, non appena trovata una sede più adeguata. Si sa, i momenti di assestamento ci vogliono, e forse è arrivato il nostro. Dunque, si ricomincia il ballo, anche da quella parte lì.

Se conto i traslochi fatti nella mia vita mi prende un neanche troppo vago senso di nausea. Ho cambiato 16 volte casa, da quando sono nata.
16 posti, per circa 8 diverse città, per non so quanti scatoloni montati e smontati. Non mi stupisco che ogni volta il desiderio di “casa vera” mi assalga un po’ più forte. Ammesso che sia in grado di trovarla…

Se dovessi rifare i bagagli adesso troverei un paio di scatoloni in più da portare. Su uno c’è scritto “sogni e desideri” e l’ho riempito con  tutte le speranze che ho collezionato in 10 mesi – ormai – di vita in questa casa. Di cose belle lì dentro ce ne sono tantissime,per cui essere grata. C’è anche uno scrigno prezioso in quello scatolone, arrotolato nella carta velina, quella che si usa per i pacchetti “speciali”. Ho quasi timore a guardarci dentro, perchè le sensazioni e le speranze che stanno lì sono così forti che rischiano di fare male per la loro bellezza.

L’altro scatolone riporta l’etichetta “paure”. Chi avesse il coraggio di sbirciare tra i lembi della scatola, ci vedrebbe dei foglietti sgualciti e sbiaditi, i timori “vecchi”, passati e già conquistati, quelli che tieni da parte per ricordarti di quanto tu possa essere stata forte, brava o anche solo fortunata. Ma tra questi salterebbero agli occhi dei fogli appallottolati, belli accesi, invece. Non sono così tanti, ma tra questi sicuramente trova posto la paura di ferire chi amo, e quella di non avere risorse sufficienti per aiutare chi tra loro avesse bisogno.
E poi ce n’è uno più grande degli altri, di questi pallottoli. Ad aprirlo ci si troverebbe scritto sopra, in una calligrafia un po’ tremolante “Ho paura di non volare mai più con Peter Pan“. E questo, per Trilly, sarebbe davvero un gran guaio.

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